Mediterraneo frontiera di pace

Bari 19-23 Febbraio 2020

Foto Romano Siciliani

Perché un incontro sul Mediterraneo? Card. Bassetti: “Costruire la pace in Europa e nel bacino del Mare Nostrum”

Con questa iniziativa, quindi, la Chiesa italiana ha deciso di non unirsi al coro dei profeti di sventura, per riconoscere invece che qualcosa di nuovo può e deve nascere anche nell’area mediterranea. Un segno fin troppo eloquente è dato dalla testimonianza dei tanti martiri mediterranei di ieri e di oggi: costituiscono il trionfo dell’amore sull’odio, del dialogo sul fondamentalismo, della giustizia sull’iniquità.

Non ho difficoltà a riconoscerlo: il progetto di un incontro di riflessione e di spiritualità, che coinvolga le Chiese presenti in tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, lo coltivo in cuore da diversi anni. L’intuizione ha davvero radici profonde: incarna, infatti, la visione profetica di Giorgio La Pira che, sin dalla fine degli anni ‘50, aveva ispirato i “Dialoghi mediterranei” e aveva anticipato lo spirito ecumenico che avrebbe soffiato con grande forza nel Concilio Vaticano II. Oggi abbiamo la possibilità di iniziare a mettere in pratica quella visione partendo proprio da quel mare che La Pira chiamava “il grande lago di Tiberiade” e che metteva in comune i popoli della “triplice famiglia di Abramo”. L’appuntamento a cui stiamo lavorando, rivolto ai Vescovi cattolici del bacino del Mediterraneo, si svolgerà a Bari dal 19 al 23 febbraio 2020 e si concluderà con una celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre.

Si tratta di un’assise unica nel suo genere, promossa dalla Chiesa italiana; un incontro basato sull’ascolto e sul discernimento comunitario; soprattutto, un incontro che, valorizzando il metodo sinodale, si prefigge di compiere un piccolo passo verso la promozione di una cultura del dialogo e verso la costruzione della pace in Europa e in tutto il bacino del Mare Nostrum.

In ballo, dunque, non c’è un convegno accademico e nemmeno un evento mediatico, anche se si tratta certamente di una esperienza da comunicare bene all’esterno (per cui sono grato a Vita Pastorale dell’attenzione con cui ci accompagna). Nella volontà di noi promotori, è un incontro fraterno di Vescovi del Mediterraneo, chiamati a riflettere e discernere i segni dei tempi, alla luce del fatto che la Chiesa mediterranea è presente e operante, ricca di molteplici tradizioni liturgiche, spirituali, ecclesiologiche, pur nel bisogno di rafforzare le strutture di comunione e forse di inventarne di nuove. Lo ripeto: non un sogno di Mediterraneo, ma un incontro di pastori del Mediterraneo, che hanno a cuore il Mediterraneo concreto e i popoli che lo abitano.

Peraltro, la gravità delle crisi che attraversa il bacino del Mare Nostrum è sotto gli occhi di tutti; come Chiesa abbiamo il dovere non solo di non chiudere gli occhi, ma di comprenderla e denunciarla con forza. La crisi del Mediterraneo è una crisi internazionale, estremamente grave e pericolosa per l’Europa e il mondo intero: la mancanza di stabilità nella sponda sud del Mediterraneo significa, infatti, anche una mancanza di stabilità nella sponda nord. La crisi del Mediterraneo è, poi, una crisi di squilibrio economico, causato da un sistema economico che troppo spesso moltiplica le diseguaglianze. La crisi del Mediterraneo, inoltre, è una crisi dei diritti umani: in particolar modo nei campi e nelle prigioni, in Libia, nei campi profughi di Turchia, nelle isole greche come Lesbo. La crisi del Mediterraneo, infine, è una crisi demografica perché è la faglia fra due realtà opposte, una di decrescita e l’altra di crescita. Anche per questo la situazione migratoria non può essere letta solo alla luce della mancanza di sviluppo e della instabilità, ma deve essere inserita, invece, in un processo epocale che va governato con carità e responsabilità. Sui poveri non ci è dato di dividerci, né di agire per approssimazione: la stessa posizione geografica del nostro Paese e, ancor più, la nostra storia e la nostra cultura, ci affidano una precisa responsabilità nel Mediterraneo come in Europa.

Con questa iniziativa, quindi, la Chiesa italiana ha deciso di non unirsi al coro dei profeti di sventura, per riconoscere invece che qualcosa di nuovo può e deve nascere anche nell’area mediterranea. Un segno fin troppo eloquente è dato dalla testimonianza dei tanti martiri mediterranei di ieri e di oggi: costituiscono il trionfo dell’amore sull’odio, del dialogo sul fondamentalismo, della giustizia sull’iniquità.

Ci stringiamo, anche con questa iniziativa, attorno a Papa Francesco, grati per il suo magistero profetico e per il suo ecumenismo dei fatti. In particolare, l’incontro che nel luglio dello scorso anno ha avuto con i Capi delle Chiese e delle Comunità cristiane del Medio Oriente a Bari, fino al più recente appuntamento vissuto a giugno a Napoli, costituiscono un’eredità preziosa che, per la nostra parte, intendiamo assumere con grande responsabilità. Intendiamo farci portatori di un impegno di pace, animati da una “volontà reale di ascolto e di dialogo”, consapevoli che essa è “segno che l’incontro e l’unità vanno cercati sempre, senza paura delle diversità”.

Ritrovarci insieme diventa così la via per arricchirci vicendevolmente, attraverso un discernimento ecclesiale sui problemi e il futuro dell’area mediterranea. Non esito a dire che può essere l’occasione per rafforzare un processo organico di scambio e aiuto tra le Chiese, quindi per rinnovare un impegno di feconda cooperazione missionaria.

Mi pare – lo scrivo con umiltà – una scelta davvero provvidenziale perché una maggiore fraternità fra le Chiese mediterranee può sviluppare quello sguardo complessivo e organico che ancora manca circa il contesto mediterraneo. Sul versante spirituale ed ecclesiale, in particolare, può donare – grazie alla pluralità delle tradizioni liturgiche, spirituali ed ecclesiologiche – una testimonianza sinodale davvero unica e preziosa. Riunirsi a Bari come responsabili della comunione di Chiese che vivono nella regione, ci aiuterà a capire cosa il Signore chiede alle Chiese oggi.

 

Card. Gualtiero Bassetti

Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve

Presidente della CEI